"... Nel
senso che forse, sempre, e per tutti, altro non è mai, lèggere, che fissare un punto per non essere sedotti, e rovinati, dall'incontrollabile strisciare via del mondo. Non si leggerebbe,
nulla, se non fosse per paura. O per rimandare la tentazione di un rovinoso desiderio a cui, si sa, non si saprà resistere. Si legge per non alzare lo sguardo verso il finestrino, questa è la
verità. Un libro aperto è sempre la certificazione della presenza di un vile - gli occhi inchiodati su quelle righe per non farsi rubare lo sguardo dal bruciore del mondo - le parole che a una a
una stingono il fragore del mondo in un imbuto opaco fino a farlo colare in formine di vetro che chiamamiamo libri - la più raffinata delle ritirate, questa è la verità. Una sporcheria. Però:
dolcissima. Questo è importante, e sempre bisognerà ricordarlo, e tramandarlo, di volta in volta, da malato a malato, come un segreto, il segreto, che non sfumi mai nella rinuncia di
nessuno o nella forza di nessuno, che sopravviva sempre nella memoria di almeno un'anima sfinita, e lì suoni come un vedretto capace di far tacere chicchessìa: lèggere è una sporcheria dolcissima. Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla
prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura. Un libro che inizia.
Castelli di Rabbia - Alessandro Baricco
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